Roma’s attitude

Se Woody Allen invece di farsi le canne e di guardare e riguardare ‘Vacanze Romane’ si facesse un giro vero in città, ripenserebbe al copione del suo film sulla capitale. Anzi, di film ce ne farebbe uscire un paio, ammesso che riesca a rientrare a Manhattan con tutta la sua attrezzatura prima che qualcuno gliela zotti*.
Roma rimane sempre bellissima, d’accordo, ma di poetico resta ben poco. E soprattutto ci sono i Romani, veri maestri di scorrettezze e di rifiuto delle regole.
Alcuni esempi.

In autobus
Non ho mai capito perchè, avendo a disposizione due porte su tre per salire, i romani preferiscano quella di centro, l’unica da cui scende la gente (ma non è detto, perchè molti scendono anche da quelle dove si sale e, se il conducente non le apre alla fermata, scoppia la rissa).
Io mi domando sistematicamente, alzando pure il dito come una deficiente, perchè si debba intralciare la discesa dei passeggeri quando le altre due porte sono libere.
La risposta in genere è un’occhiataccia della serie: ‘Fatte li fatti tua’.

roma.repubblica.it

La raccolta differenziata dei rifiuti
Pare, e dico pare, che anche a Roma sia iniziata, con cassonetti colorati per distinguere i vari tipi di immondizia. In realtà, non sempre si trovano e nei cassonetti ci gettano di tutto, neonati compresi.
La pratica meno diffusa in materia è il recupero delle pile e batterie usate, buttate tranquillamente ovunque, nelle aiuole, nei cassonetti per l’umido, lungo i marciapiedi che quando apri la portiera della macchina ooph, e insieme ai pacchetti di sigarette, ai fazzolettini usati, te ne sbarazzi in un attimo e qualche pila qua e là non fa male a nessuno e poi nessuno ti ha visto.
Decido di fare pulizia dentro casa e mi ritrovo con una busta di pile usate da gettare. Dovendo recarmi in un centro commerciale ne approfitto, mi dico ingenuamente, per farlo.
Il centro in questione, a Montesacro, è di uno squallore unico. Se penso che fino a qualche anno fa in quella zona si estendeva una delle ultime pinete di Roma entro il raccordo, mi viene da piangere: palazzi di nuova costruzione disabitati e scheletri di nuovi immobili che arrancano tra decine di gru. Di pini non se ne vede più l’ombra e neanche si ha più il ricordo.
Scendo dalla macchina con una busta di carta da riciclare e la sacca con le pile. Vestita di verde, nelle mani ogni genere di immondizie, all’AMA (società che gestisce i rifiuti) farei un figurone.
Il grande spazio commerciale, di rara bruttezza, accoglie famiglie con bambini che, invece che giocare nei prati o nei giardinetti all’aria aperta, si accalcano nel baby club allestito per permettere ai genitori di fare spese in santa pace.
Sembrano tutti contenti, mentre smanettano sull’ultimo modello di Iphone inviando messaggi per condividere con il mondo lo splendido momento che stanno vivendo. Le donne che cavalcano zatteroni di 18 cm, minigonne ascellari anche con i peli sulle gambe, tette in vista oltre il possibile. Gli uomini invece optano per finti look alla moda, bermuda e canotte incollate spesso a panze spropositate. Molti osano anche il sandalo con il calzino bianco.
Il numero di obesi, tra bambini e adulti è impressionante.
Me compresa, con le mie buste, sembra la scena di Man in Black dove, nella grande hall, si aggirano indaffarati gli alieni più mostruosi provenienti da tutte le galassie.

Mostro le pile al tipo delle informazioni (pensate questo luogo in degrado ne ha uno!) che mi dice che non esistono cassonetti per la differenziata ma solo normali cestini per piccole cose. Rispondo che non è possibile, che da qualche parte gli scatoloni dei vari negozi devono pure buttarli. Mi risponde che non sono affari miei e che mi devo cercare un cassonetto altrove.
Provo allora al grande negozio di elettronica, l’unico che non venda zozzerie per la casa d’importazione che la gente continua a comprare (ma sarà vero?).
Neanche là esiste un contenitore per lasciare le pile.
Ma come, le vostre pile e batterie, che dovete averne una caterva, dove le gettate? – chiedo un po’ alterata ad un factotum del negozio.
Questi, indispettito dal tono, mi risponde: “Aho, stai manzo**, che alle cose nostre ce pensiamo noi. Vatte a cercà ‘na discarica!”.
Avrei voluto registrarlo e farlo sentire al suo datore di lavoro, ma ho desistito, memore degli avvertimenti di mio figlio che, se non la smetto, prima o poi, a Roma mi gonfiano di botte.

Sono riuscita a trovare un cassonetto per la carta e la plastica ma mi sono portata dietro le pile per una settimana, fino a quando un commesso di un altro centro commerciale si è preso la briga di ritirarle promettendomi di gettarle insieme a quelle del magazzino.
Ho voluto crederci, esasperata, ma la notte il senso di colpa per non essermi accertata in prima persona dello smaltimento, mi ha provocato degli incubi.

ecoblog.it

Parcheggio
Con la Seicento di mia suocera, con lei e sua sorella ottuagenaria al seguito, decidiamo di andare al ristorante. Grazie al fatto che è un venerdì sera di luglio e che molti sono partiti, trovo parcheggio davanti al locale, botta di fortuna per non dire qualcos’altro.
Terminata la cena, allietata da discorsi sull’artrosi e articulazioni dolenti con qualche excursus sulla menopausa, non vediamo l’ora di sederci in macchina e tornare a casa.
Peccato che la nostra macchina sia bloccata da due grandi BMW i cui i proprietari stanno sicuramente cenando nel ristorante.
Evitando di suonare il clacson, cosa che non avrebbe sorpreso nessuno a Roma, vado a parlare direttamente con i camerieri pregandoli di avvertire i conducenti dei SUV.
Con molta calma, quando già svariate ginocchia stavano cedendo grazie all’umidità della sera, si presenta un boro con aria scocciata per essere stato distolto da un piatto di crudo da paura.
Mi guarda, guarda con aria schifata la Seicento, decorata nel frattempo dai piccioni, e commenta:
- Oggi nun è proprio la mia giornata. Ndo parcheggio parcheggio, me vengono a chiamà che me devo spostà!
- Certo – gli rispondo – se lei si ostina a parcheggiare in doppia fila, ci sta che gli altri debbano pure uscire…
- Gli altri… gli altri! E’ che a Roma, se te metti a cercà un parcheggio come se deve, giri pe’ un ora e la macchina la metti in culo alla luna! – ribatte sempre più convinto.

Io lo guardo con attenzione e aggiungo:

- Beh, non mi sembra di trovarmi davanti un paralitico! Qualche metro a piedi potrebbe anche permetterselo.
- Magari a esse paralitico che così c’avevo pure il permesso per gli handicappati!

Fidanzate racchie
Mio figlio, rivolgendosi ad un amico che ha rimorchiato una ragazza non proprio carina gli domanda:
-Che stai a usci co’ oscar?
E l’altro:
- Co’ chi? Oscar?
-Co’ Oscar, Oscardabagno!

* Traduzione: glieli freghi, glieli rubi.
**Vuol dire ‘Stai calmo!’ E’ la versione romana di ‘Resta zen!’ solo un po’ più convincente!

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About Ladonna del Monte

Pigra, con un buon senso dell'umorismo. Se proprio devo darmi da fare, leggo o cucino.
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